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Excerpt for Siamo seri! anzi no by , available in its entirety at Smashwords

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Tranquilli, niente a che vedere con lo Zibaldone del Leopardi.




Guido Sperandio

SIAMO SERI! ANZI NO


my indie books

Copyright © 2018 by Guido Sperandio – Tutti i diritti riservati - All rights reserved.
No part of this book may be reproduced or transmitted in any form or by any means, electronic or mechanical, including photocopying, recording, or by any information storage and retrieval system, without written permission from the author.

Credits: illustrazione di copertina tratta da opera di Masuko Masuda.


Indice

Quest'ebook contiene riflessioni, note, storie vere e altre inventate, citazioni, voci di questo e dall'Altro Mondo e molto altro. Il tutto si alterna senza un ordine preciso per cui è impossibile la suddivisione in capitoli. Si è comunque sopperito con dei link di riferimento.

Start
I segnalibro
II segnalibro
III segnalibro


START

1.

Dio è morto, il congiuntivo anche, e la mia gatta fa la pipì sul divano e io non posso neanche bestemmiare... metti che Dio non sia morto!





2.



3.

C'era la moda delle calze con la riga dietro, scoppia la guerra e le calze diventano lusso irreperibile.

Poco male. Ci si tinge le gambe color-calza e ci si tira una riga.

Ogni epoca ha i suoi vezzi. I nipoti, se no, di cosa riderebbero?





4.

C'è anche il panettone vegano.
E il sindacato delle galline ovaiole è in agitazione.

Teme un calo dell'occupazione e il prevedibile tragico epilogo.



5.



La nonna materna dell'autrice portava il velo. L'allora Scià, intendendo modernizzare il Paese, l'aveva abolito. E la nonna s'è barricata in casa. Uscire senza velo per lei era essere nuda. Adesso che il velo è di nuovo imposto, le nipoti di quelle nonne lo rifiutano e scendono in piazza.


6.

Il culto de ‘na tazzulella e’ cafè

Dal mitico film "La banda degli onesti" con Totò e Peppino De Filippo, la scena in cui Totò si reca dal tipografo Loturco (Peppino De Filippo) per convicerlo a stampare banconote false utilizzando materiale originale della zecca di stato.


Da "Questi Fantasmi" Eduardo De Filippo spiega, passo per passo, minuziosamente come si prepara il caffè (oltreché impartire consigli sul voto del 18 aprile 1948)


7.

La mia amica Lalla si è fatta l'autoritratto e se l'è incorniciato.



8.

Ragazza con l’orecchino.



9.

Ho acquistato un accendino e questo è quello che mi sono ritrovato.

Ho così l'aria del vecchio sporcaccione?



10.

C'è chi...

e chi... istruzioni per l'uso,
aspira a nuovi più stimolanti traguardi

11.



12.

Recita il dizionario: Distopia: Utopia al contrario; situazione, condizione futura presentata e descritta come negativa, sgradevole e non auspicabile in alcun modo.

Da un po’ di tempo distopia è termine ricorrente nelle recensioni dei vari libri. «È un romanzo distopico» mi capita di leggere, e io ogni volta mi domando: per dire semplicemente che quel certo autore profetizza mondi negativi, sgradevoli e non auspicabili in alcun modo – occorre escogitare parolone così grosse?


13.

In piazza del Duomo, i turisti si cospargono di grano per farsi fotografare con i piccioni addosso. Poi, finiti gli scatti, i turisti qualche piccione se lo mangiano. Approfittano che nessuno i piccioni li ha contati.


14.

Musico-terapia. Ivo Pogorelich, noto pianista slavo usa la musica come terapia per aiutare gli altri.
È convinto della sua efficacia, dichiara: Sulle Alpi svizzere, mentre suonavo, le mucche si raccolsero intorno a me attente ad ascoltare. E il mio cane preferisce il primo dei due Concerti di Chopin.

I SEGNALIBRO



15.

Capezzoli.

Famosi o anonimi, seducenti, prepotenti, maliziosi,
preziosi, deliziosi, accennati, rimarcati, grossolani...

ehi, giù le mani!

ritti-ruspanti, invitanti ma... con i guanti, eccitanti-eccitati,

provocanti, occhieggianti, succhiati-leccati, sfiorati, baciati,

adorati, venerati, accarezzati, vezzeggiati, inibiti, offerti,

sofferti, invocati, negati, intravisti, agognati, sognati,

fotografati, censurati, celebrati, divi lascivi, titillati,

ispiratori di arte immortale (immorale? mica siamo a Teheran).

(Qui c'era la riproduzione della Venere del Canova)CENSURATA
I capezzoli: aperitivo e complemento dell'amore.



16.

Dal Corriere della Sera, titolo: Mai così tante armi: l'India batte tutti e Dubai supera la Cina.
Sotto-titolo: Dall'Italia vendite al + 22%. Doppi turni nelle fabbriche USA.
Il monito di Einstein: Non so con quali armi si combatterà la Terza guerra mondiale, ma la Quarta sì: con la clava.



17.

Il solo esercizio nella via a sopravvivere alla crisi è un bugigattolo dimesso, buio e senza insegne.

Avesse le insegne, leggereste Pompe funebri.



18.

Esaurita la missione informativa, i giornali venivano declassati a compiti meno nobili. Non importa se rilasciavano impressi sulle natiche il nero dei caratteri da stampa e le ultime notizie.
Grazie alla Gazzetta dello Sport le tappe del Giro d'Italia hanno coinciso con le tappe al cesso di più generazioni.



19.
Il cliente anziano e malmesso: «Venti euro per un paio di lampadine?» protesta.

«Ma durano... quindici anni di vita garantita.»

«Sai quanto gliene frega ai miei eredi di ereditare due lampadine?!»



20.

Telefono all'antennista: «La Tivù fa ancora i quadretti».

Antennista: «Ho sistemato l'antenna a gennaio e gli alberi erano spogli».
«Cosa c'entra???»
«Adesso è primavera e le foglie fanno da barriera al segnale».

Trump rimedierebbe con il napalm. Ma io non sono Trump.

Mi toccherà aspettare autunno?



21.

Io mi sedetti rigirando una sigaretta tra le mani e attesi. Quella donna o sapeva qualcosa oppure no. Se sapeva qualcosa, o me lo diceva oppure no. Era semplicissimo.
Raymond Chandler, “Addio, mia amata”, ed. Feltrinelli:



22.

Anche la vagina dentata. Solo uno come Freud poteva escogitare una definizione simile inquietante.



23.

Da piccole con le bambole, poi l'orsacchiotto, le donne... depositarie delle tenerezze, dei sentimenti e delle cure di cui ha tanto bisogno il creato!
(Che poi mettano il veleno nel caffè delle cognate è un'altra storia).



24.

Pene da pene, osSEXione.
I maschi con la paranoia di chi ce l'ha più lungo... come se le femmine facessero a gara a chi ce l'ha più fonda.



25.

Questo è morto, l’altro è morto, e quest'altro è lì sul punto di morire.

Mi tocco per convincermi che sono ancora vivo.
(Per il momento almeno.)



26.

Le vedove.

Il marito, vilipeso da vivo – da morto è celebrato e compianto.



27.

La Coca Cola col progresso non c'entra... scrive un tale.
E un altro gli controbatte: Secondo me sì. Pensate a quanti casi in meno di malattie infettive ci sono al mondo, da quando si beve coca cola al posto di acqua magari inquinata! Non parliamo poi della minigonna: non va considerata come un semplice indumento, ma come il simbolo della emancipazione femminile.

Interessante... che il grado di progresso si misuri in base ai centimetri di gonna rispetto al ginocchio di una donna.
E i bambini scheletriti africani salvati dal bere Coca Cola mi ricordano Maria Antonietta: «Se il popolo non ha più pane, che mangino brioche».



28.

La Giornata della Donna, del Papà, dei Nonni... Non passa giorno che non sia la giornata di qualcosa. Senz'altro anche oggi.

Buona giornata!



29.

In Anna Karenina, si incontrano tre possidenti che si scambiano opinioni sulle rendite delle proprie aziende agricole. Nessuno dei tre ha i conti chiari, ma è chiara la percezione che le cose non vanno come dovrebbero andare.
«Contabilità all'italiana» disse ironicamente il possidente. «In qualunque modo fai i conti, quando ti rovinano tutto, non c'è mai guadagno.»
Il romanzo è stato pubblicato nel 1877, eravamo già famosi per il modo di tenere i conti.



30.

Socrate non scrisse mai una sola riga. Tutto quello che di lui sappiamo ci è stato tramandato dagli illustri testimoni del suo tempo.
Chiunque pensi che Socrate sia il famoso autore di un famoso blog, ha tutte le buone ragioni per esserne deluso.



31.

Oggi al supermercato vedo una donna anziana che, malferma sulle gambe, l'occhio vacuo, si avvicina barcollando al banco delle pietanze pronte-cotte.
Afferra un vassoietto, rompe il film di protezione e affonda la mano nel riso che si porta, avida, alla bocca.

«Cosa fa?» le chiedo stupito.

«Mangio» lei risponde tranquilla.
E se ne va.



32.

Cupido? Tutto incomincia con una freccia.

Questione di tempo, finisce a colpi di pistola.



33.

Il Giudice parlò duramente: «Limitatevi a rispondere alle domande che vi sono rivolte. L’ultima parte di questa risposta non deve essere messa a verbale».

Eleonora pensò: “Strano, quando qualcuno dice quello che è vero, non lo scrivono”.

E provò il desiderio di ridere istericamente.

[Agata Christie, “La parola alla difesa”, Omnibus Gialli Mondadori 1969]



34.

A proposito di BIO. Il grande Socrate si è suicidato con la cicuta apposta… in quanto naturale e quindi priva di effetti collaterali???



35.

Amica 1: «Paolo mi trascura»

Amica 2: «Ti capisco… Oh come ti capisco!»

Amica 1: «Anche il tuo Luca?»

Amica 2: «Heee… Non farmici pensare!»

Amica 1: «Che fa?»

Amica 2: «Donne. È un porco, uno sfacciato sporco spudorato, senza limiti… Uno di questi giorni…»

Amica 1: «Il mio Paolo no, se è per questo»

Amica 2: «Ne sei proprio sicura?»

Amica 1: «Altroché. Il problema è che ha perso la testa. Sperpera. Butta soldi a non finire. Se continua così non può durare, io lo pianto.»

Amica 2: «C'entrano delle donne, di sicuro, se no come li spenderebbe?»

Amica 1: «Con i cavalli».

Amica 2: «…?»

Amica 1: «Gioca. E i cavalli, non ti credere, non bevono champagne ma costano ugualmente. E ugualmente sono bizzarri e imprevedibili, se non peggio, delle amanti…»

Amica 2: «Se è così, puoi dirti fortunata. Vuoi mettere, quanto è meno umiliante per una donna avere per rivali dei cavalli?».


36.

Lei si sta spogliando, i suoi occhi incrociano lo specchio, lei si osserva e sospira: «Mah…»
Lui: «Cos’importa, cara, se il tuo seno è scarso? chi ti ama è più vicino al cuore quando il seno è piatto»

37.

Come regolarsi, in caso di separazione a chi spetta il cane? Si potrebbe pensare che il cane spetti a Lei, insieme ai figli. Ma si fa strada la tendenza a considerare anche la volontà del cane: ad accertare chi dei due, tra Lui e Lei, il cane predilige.

Nel caso che le preferenze del cane non siano visibilmente e tangibilmente manifeste, un giudice ha recentemente stabilito il ricorso alla perizia di un esperto, di un etologo. Se anche la perizia non bastasse, quel giudice ha già considerato l’ipotesi di assegnare il cane a turno a Lui e a Lei in base a un preciso calendario.
Resta da risolvere lo scoglio delle ferie. Nel caso si protraggano.

Se i due, Lui e Lei, vanno a trascorrerle ai due punti opposti del pianeta, lo scambio del cane verrebbe ovviamente ostacolato.

Altro punto, la qualità delle tutele a cui l’affidatario è tenuto per il benessere dell’animale.
A sollevare la questione, il caso di quella Lei partita per il cuore dell’Africa più torrida, portandosi il cane: splendido esemplare rotto a ogni sfida, in grado di resistere fino a cinquanta gradi e passa. Ma sottozero.
Era un cane da valanga.
Mi sono concesso la libertà di inventare. La realtà, probabilmente, è più grottesca.



38.

Il Poeta fu colto da cocente ispirazione. Si barricò nella sua tana (metri quadrati 2x2) ma - il tempo di afferrare carta e penna - dal telefono era trillata l'atroce musichetta.

Si trattava di una venditrice d'olio di Barletta e, l'importuna dilungandosi, il Poeta riattaccò. Furioso, staccò pure la spina.

Reintegrato nella sua pace più assoluta, il Poeta aveva affrontato - ispirato concentrato - il primo verso, aveva scritto: Oh tu, amore...

Un moscone arrogante gli atterrò in fronte. Il Poeta lo scacciò. Il moscone ritornò. Il Poeta l'abbatté.

Il fuoco dell'ispirazione ne aveva risentito e il Poeta alzò gli occhi al cielo. La Musa gli sorrise benevola dall'alto. Il Poeta, ritrovato il perso afflato, scrisse e aggiunse, dopo avere ben ponzato, la parola: mio.

Il verso ora completato recitava: Oh tu, amore mio.

Compiaciuto, il Poeta lo stava rileggendo... Fu interrotto da un bussare fragoroso. Maria Dolores Conception si era delineata nella sua meticcia interezza, per annunciare solenne neanche si trattasse di un editto: «El segnor che coma a pranzo?».

«Mannaggia! Quante volte ti ho detto che quando vedi quella porta chiusa non ti devi NON TI DEVI minimamente azzardare a...».

«Azzardarti a cosa?» si era sovrapposta una voce di donna, squillante e seducente.

La compagna del Poeta stava ora avanzando in tutta la sua folgorante-sensuale giovinezza. Forte di queste doti, a lei niente era precluso, la giovane compagna puntò dritta al Poeta. Adocchiato il foglio, lo afferrò, incurante di violare la privacy più intima e segreta: quella della creatività di un Poeta nel suo primo manifestarsi e insorgere.

Alla donna bastò un'occhiata al primo verso che tanta concentrazione e fatica era costato: Oh tu, amore mio. Sibilò: «Ah zozzone! Un'altra poesia dedicata a quella brasiliana, a quel maiale di un travestito che batte lì all'angolo. Regolati: o lui o me».

Com'è facile che il gran capolavoro di un Poeta possa non vedere mai la luce. Com'è difficile trasformare l’amore in poesia.

39.

«Scusami, caro - chiese mia madre, - non ti sei per caso dimenticato di ricaricare la pendola?»
«Perd....! - strillò mio padre pur sforzandosi nel contempo di moderare il tono della voce. - È mai capitato dalla creazione del mondo che una donna interrompesse un uomo con una domanda così stupida?»
(pagg. 19/20, Laurence Sterne, Vita e Opinioni di Tristram Shandy, volume primo, BUR Rizzoli, 1958)

II SEGNALIBRO

40.

Lei, con noncuranza: «Non fai che ripetere le stesse cose, ti capitasse mai d’essere una volta tanto divertente!»
Lui: «Non sono io, a non essere divertente è la vita».
La vita con te, lui sta per aggiungere ma tace.
Meglio farglielo sapere ma con un SMS dall'ufficio, domattina.
(E scomparire.)



41.

Lei alla spesa dimenticava sempre di prendere qualcosa. Lui le propose di prepararsi una nota.

Passò parecchio tempo prima che la proposta venisse assimilata. Ma anche allora, lei - il biglietto - se lo dimenticava. E gli telefonava: «Non ricordo più cosa mi avevi detto di comprare».

Stufo di sentirsi chiamare e di dovere ricordare, anche lui incominciò a farsi delle note che teneva pronte nel caso lei chiamasse.

Biglietti lui, biglietti lei, i biglietti si moltiplicarono. Per cui diventò presto impossibile distinguere quale fosse da tenere in conto. Con conseguenza inevitabile: che di pari passo s'erano moltiplicate anche le liti.

Per porre fine a una guerra che al confronto quella dei Roses era latte-miele, lui e lei convennero che ciascuno dei due avrebbe provveduto a farsi la sua spesa. Del resto, non avevano già ciascuno un'automobile, una moto, una bicicletta, un note-book, un indirizzo e-mail, un cellulare, una propria dichiarazione dei redditi, una propria partita IVA e tra un po' – di quel passo – anche un avvocato?

Non era che l'inizio di un processo che, partito da una banale biglietto della spesa, si sarebbe presto allargato fino ad investire pure il fare sesso.

Gli elenchi della spesa furono sostituiti dagli elenchi degli e delle amanti.

A ciascuno dei due i propri.


42.

Lui in bagno si sta radendo e lei appare.

Si è appena alzata, gli occhi ancora gonfi di sonno, discinta, struccata, scarmigliata. Lui le dà una sbirciata e si affretta a ritrarre gli occhi.
Gli riaffiora una vecchia canzoncina.

Tú, yo,
la luna, el sol.
Ella, él,
la rosa, el clavel.
Primavera, la espera.
Verano, la mano.
Otoño, un retoño
Invierno, un infierno.
Eso es el amor.
Sí señor.

Ai tempi l'aveva cantata spensierato e dire che profetizzava il suo futuro.



43.

Lei gira per la casa in déshabillé, infine si inoltra in cucina. Lui la vede per caso china con la vestaglietta che lascia scoperto l'inizio delle cosce succulente. In preda a una febbre incontenibile le alza la vestaglietta da dietro, le abbassa le mutandine alle ginocchia, si infila mirando dritto a un certo punto.
«Ah no, amore caro! – lei scostandolo – lo sai come la penso, che quello è fatto per uscire non per entrare».


44.

Lui: «Secondo la nostra Costituzione e la giurisprudenza...»
Lei: «Lascia perdere e pensa piuttosto a chiudere la porta! Il gatto è scappato anche stasera».



45.

Si erano appena conosciuti, camminavano.

Lei: «Che sia erotico o porno o chiamalo come vuoi, mi urta… tu? cosa pensi? confessa! Mi pare di capire che anche tu sia uno sporcaccione, uno di quelli che godono a veder certi filmini, ma a me lo puoi dire, sai? Mica sono nata oggi. I tipi come te, io li sento sulla pelle… E poi basta vedere gli occhi che fai con quella lì che sta passando, ancora un po’ le sbavi addosso…»

Nel frattempo, lei se l'era portato su in casa, e adesso stavano l'uno accanto all'altra sul divano. Lei s'era tolto il giubbotto e messa comoda. Non aveva smesso un istante di parlare, fiume inarrestabile. Adesso lei stava dicendo: «Tu sei uno che le donne se le spoglia con gli occhi… Se le immagina sotto, nude… Sì, sì, è così… Sei un maiale! Che schifo certi uomini! Anzi… Diciamo pure gli uomini, tutti, in generale. Ma io mi so difendere... non ti credere e mica vado a letto col primo che passa... finiamola con la donna-oggetto... io non concepisco il sesso se non c'è amore e io non sono una di quelle che s'innamora così a prima vista, non credo proprio al famoso colpo di fulmine... Ma che fai? fermo... no, nooo... oh, sì, sììì... più forte, dài!, ancooora...»



46.

A sciacquone rubinetto risponde...

Il Sindaco annunciò: "Nella nostra splendida metropoli sorgerà l'edificio più avveniristico del mondo".
Seguì immediatamente l'eco trionfale dei giornali e per il progetto furono chiamati i più celebri architetti. Fra questi, uno famoso per avere costruito ghiacciai all'Equatore.
Alla fine l'edificio apparve.
Dopo la piramide di Cheope in Egitto, era decisamente la costruzione più grandiosa.
Conteneva 1936 uffici, supermercati e ippodromi.
Fu battezzato "Building 3000". Chiamarlo "2000" sarebbe stato castigarlo. Ridurne l'importanza. Toglierli un millennio di anticipazione sul futuro.
L'aria, dentro, era condizionata, pastorizzata, ossigenata e profumata alla violetta. E qualsiasi cosa tu volessi, bastava premere un bottone.
I telefoni? Non servivano.
Per comunicare bastava il pensiero: c'era un impianto dai fili invisibili. Così, se uno doveva dire qualcosa a qualcun altro, dovunque quest'altro si trovasse, metti in America o in Cina, bastava pensare: adesso glielo dico. E nella testa del destinatario le parole arrivavano esatte. Alla virgola.

Tutto era computerizzato, perfino lo sciacquone. Come poté constatare quel tale che, sbagliando bottone, mandò in tilt l'intero impianto che, all'istante, aprì i rubinetti di ogni piano.
Fu così che al primato della più avanzata costruzione, si aggiunse quello (meno invidiabile) della più avveniristica alluvione.



47.

carobabbonatale@…

Un tempo Babbo Natale era un vecchio signore con un pesante sacco in spalla che passava la notte della Vigilia a scarpinare nel gelo e nella neve. E a bussare alle porte per consegnare i doni.

Oggi invece Babbo Natale ha l’ufficio in un grattacielo da cui dirige flotte di navi, aerei, camion.
Si è tagliato il barbone candido, indossa giacca e cravatta e abiti eleganti.
Quando al grattacielo di Babbo Natale arriva la mail di un bambino, la mail viene letta da un computer che la smista in tempo reale ai PC del magazzino.
Anche il magazzino è computerizzato.
Così il dono viene prelevato da un robot programmato e caricato automaticamente per il trasporto a destinazione.
Al bambino arriva il dono insieme al conto per papà. Il conto per papà è su allegra carta natalizia con la spiegazione in dieci e passa lingue di tutti i modi (facili e comodi) per pagare.
Firmato: Babbo Natale Company.



48.

L'inventore che non finiva di inventare.

Questa storia risale ad un lontano tempo ed è avvenuta in un’isola lontana.
Tanto lontana che adesso non c’è più. Perché è stata  inghiottita nel frattempo dall’Oceano. 
In quell’isola, dunque, viveva un pazzo genio che nella sua follia aveva dato vita a una folla di invenzioni.

Un esempio della folla di invenzioni del folle genio?
Dal momento che quella delle api era ancora una monarchia, dove al vertice c'era un'ape regina - il folle scienziato inventò il modo di farne una repubblica: sostituì l’Ape Regina con un’Ape Presidente, regolarmente eletta da una base di api operaie riunite in assemblea.
Non basta.
Il folle scienziato aveva inventato anche un nuovo genere di pulci. Che invece di beccare e succhiare sangue, emettevano i dolci suoni di un violino. Senonché le pulci erano troppe e s’erano sparse per l’isola, compatte.  Assordandola, in un concerto rock, sgraziato, senza fine.
Per arginarle, l’illustre scienziato aveva addestrato uno stormo di rondini con speciali auricolari in grado di localizzare le pulci.
Individuate le pulci – le rondini, insettivore, se le ingollavano col becco a tre per volta.
Si dà il caso che la città fosse divisa in tre classi: proletariato, borghesia e nobiltà.
Il proletariato, disperato povero, viveva della pesca o meglio degli avanzi lasciati dai pescecani. La borghesia, benestante, possedeva mandorleti, sughereti, bisonti e pecore. La nobiltà affittava i suoi superstiti castelli alle scolaresche che, per visitarli, pagavano il biglietto.
Nonostante l’azione costante delle rondini, l’orda delle pulci, comandata da efficienti direttori d’orchestra, colpì soprattutto il proletariato nelle sue capanne con la violenza inaudita di un miliardo di violini scatenati. 
L’isola era sull’orlo di un esaurimento nervoso generale ma ecco che l’inventore ebbe l’idea definitiva: creò un gigantesco acchiappa-pulci.
Impossibile descriverlo da tanto era immenso e complicato! Basti dire che occupava un’intera piazza e che ogni piazza ne vantava uno.
Le pulci , per sopravvivere, dovettero smettere di suonare e tornare alla loro occupazione iniziale: succhiare sangue a uomini e animali.
E così, rimossi gli acchiappa-pulci ormai inutili, al loro posto, nelle piazze, gli isolani riconoscenti elevarono delle statue in onore dell’illustre inventore: che con le sue invenzioni – dalla cassapanca all’appendiabiti, dal porta-sci allo schiaccia-patate, dallo spremi-limoni all’acchiappa-pulci - aveva permesso di vivere i grandi vantaggi del progresso.



49.

Racconta I. C.:
«Ai tempi, Anni Settanta, facevamo gli stage con i grandi nomi giapponesi. E, quella volta, era venuto da Tokio il maestro  K.
Per  una settimana, ogni giorno, da mattina a sera, l’allenamento consisteva nell’avanzare e arretrare a comando. Sempre lo stesso movimento. A piedi nudi.
Si dà il caso che il pavimento della palestra fosse rugoso-zigrinato così già la prima sera mi si erano formate delle bolle: la pianta dei piedi incandescente.
La sera seguente, le bolle irritate erano scoppiate, piaghe.
I miei, a casa, guai se l’avessero scoperto. Avrei dovuto sicuramente abbandonare. E io non volevo, non potevo mancare.  Questione d’orgoglio.
Così, con i miei risparmi – non certo ricchi, da ragazzino – m’ero comprato dei calzini da cambiare ogni giorno, che indossavo e poi buttavo. In modo che mia madre non scoprisse il sangue. 
A metà settimana, superato ogni limite, ho mostrato i piedi al maestro giapponese: “Male… – gli ho detto -, io molto male”.
Il maestro imperturbabile: “Piedi, giù in basso… In alto, grande, sopra, tutto buono… Via, via…”.»
I.C. ora si ferma e sorride.
Riprende: «Ho stretto i denti e continuato. Era questo il karate in quegli anni»



50.
Giuseppe Garibaldi, l'Eroe dei Due Mondi, era originariamente un ladro di cavalli.
Nella Bassa, tra le province di Lodi e Milano, operano bande di zingari che razziano cavalli.
Vuoi vedere che tra questi si annida un prossimo nostro salvatore della Patria?
Non sarà un
Eroe dei Due Mondi, ma pur sempre l'Eroe di Due Province



51.

Donne attente, ricordate che all'origine del Principe Azzurro c'è pur sempre un rospo.



52.

L’insolito messaggio in insolita bottiglia.

La bottiglia, stavolta, non arriva dal mare.

Stava allineata sullo scaffale di un supermercato. E non era la classica di vetro, come da copione. Ma di plastica. Spessa. Opaca.

Era anche king-size, molto capiente.

Il contenuto non appariva visibile. Ci si doveva accontentare di quanto diceva l’etichetta. Scritte sparate, colori esorbitanti, la promessa di sfiziosi frutti tropicali, di sensazioni inusuali.

Un’anziana signora (vecchietta golosa) aveva asportato la bottiglia, attratta dall’insolito esotismo e, a casa, si era affrettata a svitare il tappo.

Non ne era uscito nettare alcuno.

Infilato lo sguardo dentro la bottiglia, l’anziana signora (vecchietta golosa) aveva scoperto un foglio arrotolato.

Da tempo ci si era abituati a ritrovamenti sorprendenti.

Scarafaggi surgelati come crostacei dentro la paella.

Topolini lievitati dentro le pagnotte.

Candeggina al posto dell’acqua minerale.

Ma un foglio… Un A4 arrotolato e scritto, fitto-fitto, a mano!

L’anziana signora (vecchietta golosa) aveva cambiato due o tre paia di occhiali prima di trovare quelli giusti, e immergersi nella lettura dell’A4.

L’allettava l’idea di avere vinto un qualche premio. E che quella fosse una forma inedita di comunicazione al fortunato acquirente. («Cosa non ti inventano ormai al giorno d’oggi!»)

Ma, letto e riletto, furiosa, s’era sfilata le ciabatte e rimessa le scarpe, e precipitata. Dal direttore del supermercato.

«Io ho pagato per avere un succo! Non delle pazzie, scritte da chissà chi e pure male!».

Già.

Perché tutta quella processione di parole, come formichine, una in fila all’altra, avrebbe potuto benissimo essere un incipit.

L’inizio di un racconto o di un romanzo.

La vecchietta fu all’istante risarcita. Con una confezione nuova. (Previo opportuno accertamento della veridicità del contenuto).

Restò il direttore. Con l’A4. A rigirarselo in mano.

Cosa fare?

Non era il messaggio di un qualche terrorista, non conteneva minacce o cose simili.

Non poteva neanche essere l’exploit di uno sfaccendato perditempo. In quell’epoca tanto cupa e nera, chi aveva più la voglia di scherzare?

Il direttore tornò a rileggere il foglio. La chiave del mistero doveva per forza essere lì dentro. Ma per quanto analizzasse, il testo suonava molto uguale all’ultimo libro da lui letto. (Era accaduto più di vent’anni prima, a scuola, e il titolo era… Il direttore ricordava soltanto la parola «sposi» e che il protagonista era uno sfigato, un tale Renzo, con la cotta per una tal Lucia.)

Dubbio insorgente: e se in quelle parole, fitte, apparentemente innocue fosse nascosto un codice segreto?

Era il comunicato cifrato di chissà quale organizzazione criminale?

Troppo grande la responsabilità, il direttore aveva coinvolto subito la Sede.

***

L’A4 finì alla DIGOS.

***

L’autore del messaggio in bottiglia non sarebbe mai venuto a galla se, nell’arco di un certo tempo, altri A4 non fossero apparsi, per la città, in varie confezioni di più supermercati.

La notizia dei ritrovamenti era stata tenuta accuratamente segreta.

Da parte dei supermercati, per non intaccare immagine e affidabilità.

Da parte delle autorità, per evitare d’inquietare l’opinione pubblica.

Da parte degli organi inquirenti, per tutelare la delicatezza delle indagini.

Ma, a far emergere l’iceberg, fu lo stesso reo, colpevole confesso.

Dichiaratosi con tanto di firma, nome e cognome, indirizzo e cellulare.

Scrisse a un giornale, subito ripreso dal coro d’agenzie: «Erano anni che mi vedevo rifiutare il manoscritto, e sono decine e decine gli editori che ho interpellato. Cos’altro potevo fare perché qualcuno finalmente mi leggesse?».

Per favore, gente! Non chiamiamola follia.



53.

Hellzapoppissimevolmente

Sul set, in procinto del ciak.

Dottore: «Chi è il cretino che ha scritto questa sceneggiatura?»

Scrittore: «Io. Lo sa benissimo, Dottore.»

«E hai anche il coraggio di non vergognartene?»

«Perché mai? Una storia, diciamocelo chiaro, vale l’altra. E non c’è storia che non sia già stata scritta. E poi …»

«E poi e poi. Scrivine un’altra.»

***

Voce di fondo: «Dottore, la Star è morta».

Dottore: «Non è la prima volta».

«Stavolta però è parecchio deceduta.»

«Deceduta o morta, non ci vedo differenza.»

«Fosse almeno svenuta…»

«Già. Idea! Provate con i sali.»

«Abbiamo solo sale grosso da cucina.»

«Marinatela.»

Dottore: «E’ pronta questa storia?»

Assistente: «Lo scrittore legge il giornale, se ne sbatte».

«Non sto leggendo il giornale, sto ispirandomi. Lei, Dottore, non vuole una storia realistica da sembrare vera? Il pubblico non vuole una storia forte da rivoltare lo stomaco? Il produttore non vuole una storia centrata sull’attualità, la più viva e palpitante….?»

Dottore: «Qualcuno prenda una pistola e uccida lo scrittore. Anzi no, meglio essere prudenti. Prima chiamatene un altro.»

«Il problema - s’incazzò lo scrittore - è che lei, Dottore, deve capire una volta per tutte che …»

«Capire cosa? Parli così a chi ti dà da mangiare?»

«Scherzavo, scrivo la storia, vado e torno.»



Lo scrittore pensò: tanto, una storia vera per quanto vera, tutti la credono inventata. E una storia per quanto inventata, è sempre più vera di una storia vera, che se vera ancora non è, questione di tempo, lo diventerà.

Pose le mani sulla tastiera, socchiuse gli occhi, si concentrò.

Si addormentò.

***

Lo scrittore si buttò sulla tastiera. Tap, tap, le sue dita correvano spinte da una creatività incontenibile… «Leonida, fuori di se, si puntò la pistola alla tempia. Quando se ne rese conto, peccato, la pallottola era ormai partita.»

«Ecco la storia, Dottore.»

«Leonida? Una donna per protagonista? Proprio adesso che l’unica donna che avevamo, è marinata?»

«Dottore, Leonida non è una donna. Chiamiamolo Carletto così evitiamo ogni equivoco. »

«E invece una donna ci vuole. Non esiste al giorno d’oggi storia senza sesso. Le donne sono il sale della vita…»

«…e della vista. »

«Buona questa, scrittore, ha, ha, ha!»

La Star: «Che cosa avete da ridere delle donne?».

Dottore: «Ehi, ma tu non eri marinata?».

«Maritata, certo io sono la Star simbolo della famiglia».

«Marinata, ho detto!»

«Hanno preso i sali da bagno invece di quello da cucina.»

«Si sente, si sente… La prossima volta occhio alla marca.»

«Sono pronta, dov’è il testo?»

«Scrittore, il testo!»

«Ve l’avevo dato.»

«Vero, già… Beh, è uno schifo. Ce ne vuole un altro.»

***

«Dottore, ecco la nuova storia .»

«C’è sesso?»

«Tanto. E anche di un alto spessore culturale.»

«Cultura, attenti, non lasciamoci prendere la mano, il tema?»

«Aloise, Contessa de la Gargotière, nota autrice delle famose “Memoires d’une vieille libertine”….»

«Non voglio querele.»

«Non esiste, Dottore, Aloise. Qualsiasi riferimento a personaggi o fatti veri e reali è puramente casuale…»

«Appunto.»

«Allora cambiamo. Facciamo Aloìse, Contessa de la Gargotière, ignota autrice delle sconosciute “Memoires d’une vieille libertine”…»

«Non voglio querele lo stesso.»

«Non esiste, Dottore, questa Aloise. Gliel’ho già detto.»

«Anche l’ultima volta dicevi così. Poi è venuto fuori ch’era la moglie di un certo Ministro. »

«Mentre l’intero popolo dei faubourg accorre alla Bastiglia, Madame Aloìse, Contessa de la Gargotière, nell’intento di evitare la ghigliottina e di provare la propria fede repubblicana, diffonde nei postriboli di Parigi, via fax, le proprie “Memoires”. Ma queste, ahimè, finiscono usate per impieghi innominabili, se non fosse per una copia: miracolosamente sopravvissuta grazie all’amore per il sapere di un indomito e anonimo abate…»

«Non c’ho capito niente.»

«Anch’io che l’ho scritto, se è per quello.»

«E poi non voglio finire in un casino.»

La Star: «Tantomeno io che sono la Star simbolo della famiglia e sono anche SOLARE. E poi sia chiaro, non mi spoglio ».

Dottore: «Proprio tu? Che di coperto hai solo i lobi delle orecchie. Togliti gli orecchini e …».

«Bravo, così mi becco una polmonite.»

***

Era la sera di uno stupendo venerdì 13, stando ai fatti e al calendario, e il sole era ormai alla fine del suo giorno, colava rosso sangue dal vasto cielo di Milano.

«Sono Charlie Sei-Otto-Zero-Zero, il taxi…»

Dottore: «E chi t’ha chiamato? Sgomma. Non vedi che sei sul set di un film? Stiamo girando…».

«Che ne sapevo io… E poi un taxi serve sempre!».

Scrittore: «Dottore, è un’ idea. Facciamo Taxi Driver. Perché no?»

Dottore: «Perchè l’hanno già fatto, e De Niro costa un occhio della testa».

La Star: «Io l’amore col primo tassista non lo faccio, sono la Star simbolo della famiglia, io!».

Tassista: «O mi date una parte o mi pagate la corsa e me ne vado.»

Dottore: «Costa meno trovarti una parte e farti recitare. Scrittoore!… Aggiungi nella sceneggiatura Charlie Sei-Otto- Zero-Zero».

«Con o senza taxi?».

«Senza. Costa meno e non inquina.»

***

Scrittore: «Dottore, sono pronto. Ecco, senta… “Inguaribilmente romantica, scelse per darsi la morte la spina d’una rosa”… Cosa ne dice?».

«Che roba è?»

«Il finale del film.»

«E l’inizio? Dov’è?»

«Non l’ho scritto.»

«Che razza di film giro… Solo il finale?»

«Ok, ok!… Se lei proprio ci tiene, scriverò l’intera storia… Vado e torno.»

***

Il Dottore misura il set a lunghi passi.

Il Dottore non fa un passo senza il cane, ma usa in modo increscioso il congiuntivo. Così il primo «venghi, facci, vadi» il cane lo tollera, al terzo però ulula.

Adesso il cane sta ululando.

Mentre nella sala di registrazione, finito l’assolo di saxofono, tocca al moscone alla sua destra, di ronzare.

Il ronzio è potente, lo scrittore pur distante non può evitare di accusarlo. Vibrano i vetri alle finestre.

Lo scrittore impreca: «Hanno calcolato che ogni giorno spariscono dalla faccia del pianeta non meno di 50 specie tra animali e vegetali. E quel moscone della malora cos’aspetta?»

La verità: lo scrittore non era più lo stesso da quando in Tirolo, aveva letto sul quadrante delle ore di un campanile: «Von Diesem Eine ist Deine» («Una di queste è la tua»).

Precisione inconfutabile, tedesca.

«C’è la reincarnazione -Tea aveva tentato di consolarlo -Napoleone e Giulio Cesare si sono incontrati ieri al Parco, solo che nessuno se ne è accorto. Il primo era un piccione, il secondo un passero.»

«La reincarnazione proprio non mi tranquillizza - era intervenuto il ragazzo del bar, di passaggio per riprendersi le tazzine vuote del caffè. - L’idea, sebbene da morto, di ritrovarmi la domenica sera a pensare daccapo al lunedì…»

Dottore: «Pronta la storia?».

Scrittore: «Ho il PC che s’è messo a scrivere in latino».

«E fa qualcosa… Muoviti, provvedi».

Lo scrittore passò al PC di Tea senza sapere che il PC mischiava i file, aveva appena messo insieme una lettera diretta all’assicurazione con un vecchio soggetto, una tenera storia d’amore.

Risultava che Giulietta in caso di incidente avrebbe dovuto darne avviso entro 24 ore a Romeo, con raccomandata-ricevuta di ritorno.

Voce dal fondo: «Dottore, la Star ha avuto una crisi esistenziale».

«Di nuovo deceduta?»

Voce dal fondo: «Macché deceduta! Ha soltanto dichiarato alla stampa: “Ho sofferto per amore, e adesso che è tutto finito, soffro di non soffrire più”. Poi ha piantato il set e se ne è andata».

«Dove?»

«Da Ciomsky».

«Il regista polacco?».

«Ma no, non Polansky. Da Ciomsky, il noto psicoterapeuta di scuola mitteleuropea, famoso per sbattersi le pazienti sul lettino».

«C’è di buono che l’amore almeno, è ecologico, non inquina l’atmosfera».

«Il telefono anche, non inquina» riflette lo scrittore, e telefona a Tea che gli sta di fronte.

Tea stacca il ricevitore: «Pronto, chi parla?»

«Perché non vieni da me a vedere la mia collezione di farfalle?» le dice lo scrittore. Ma gli viene in mente che la collezione è di francobolli.

Lo coglie l’imbarazzo e riattacca.

***

Dottore: «E’ tornata la Divina?».

Riflessione (muta) generale: Il Dottore allude senz’altro alla bassa statura della Star.

«No» precisa il Dottore, specialista della lettura del pensiero. «Il mio non era il diminutivo di diva».

HA, HA, HA!, risata compiaciuta del Dottore.

Riflessione (muta) generale: Il Dottore sì che è uno che si piace.

***

Dottore: «È pronta questa storia?».

Scrittore: «Eccola… È una bomba!».

«E dimmela».

«E’ di denuncia».

«Lascia perdere commissariati e intrighi giudiziari, déjà vu».

«È di denuncia ma nel senso di costume… L’ambiente è quello della politica…».

«E dov’è il sesso?».

«C’è, c’è. Torbido e intrigante… Altro che Almodovar, Dottore. È roba che scotta, è la denuncia che mancava e che mette a nudo una fatiscente borghesia…».

Voce dal fondo: «Dottore, la Divina ha appena annunciato alla stampa il fidanzamento con…».

Dottore: «…con quel fottuto Polansky, c’era da dirlo».

«Ciomsky, non Polansky».

«Cosa cambia? Senza storia e senz’attori, adesso il film con chi si gira?».

«Col tassista».

«Chiamalo, così mi porta a casa».

***

«Sono la donna delle pulizie, mi hanno detto che lei è uno scrittore in cerca di storie».

«Storie?».

«Se non lo sa lei».

«Cara signora, cerchiamo di capirci. Io di storie per principio, non ne voglio».

«Ma se mi hanno detto che lei ci fa sopra poi dei film?».

«Diciamo allora che dipende da quali storie, di che tipo».

«Allora questa storia la vuole sentire o no?»

«Proviamo, badi però, voglio essere franco, senza impegno. Tutti abbiamo una storia, ci mancherebbe solo di raccontarla e pretendere che ci si faccia poi un film. Voglio vedere, figurarsi, con tutti i miliardi di persone al mondo…»

«Ma questa è la storia di…»

«Dimenticavo. Ho bisogno di sesso, tanto sesso».

«Ehi, per chi mi ha preso? Sporcaccione!».

***

Da quando era stato in Tirolo, lo scrittore non era più lo stesso.

Una campana stava scandendo la mezzanotte, lontana, nel silenzio.

Quando senti suonare una campana, non domandare per chi suona, potrebbe essere un DVD - rifletté lo scrittore, e tap-tap, batté sulla tastiera del PC: “Il rapporto tra corpo e spirito è lo stesso tra contenitore e contenuto, una volta aperto, meglio conservare in frigo”.

La storia non vide mai la luce.

Né il film fu mai girato.

III SEGNALIBRO



Salvatore E. detto a’Muzzarella

Pensate un po’, io – autore di una serie infinita di delitti e mai incastrato – chiudere i miei giorni in galera, condannato per un omicidio mai commesso!



Wolfgang S.

Credete davvero che ci siano più scheletri in queste tombe che lì, nei vostri armadi?



Non meglio identificata Mathilda

Avevo la passione dei metalli e dei cristalli, sperimentavo, provette e alambicchi, e per questo m’hanno arsa viva sulla piazza. Esposta al pubblico ludibrio.

«Strega!» l’accusa.

Accadeva qualche secolo fa.

Oggi, sarei una scienziata celebre e contesa.



Pietro R.

Sono nato cieco e la vita per me non è stata che un viaggio dentro al buio. Che differenza volete che ci sia tra prima e adesso?



Frank S., detto Tre Dita

Brucio sul tempo quel bastardo, ma la calibro 38 s’inceppa.

Nel mio mestiere essere traditi dalla tua donna può far male, ma se è la tua pistola è fatale.



Lucy R.

Non ne posso più di apparire nei sogni dei passati amanti. Vero che ho passato la vita da un letto all’altro, ma non mi era mai successo di essere ogni notte in dieci-trenta letti come ora. La fatica! E dire che sulla mia tomba c’è: «Riposa in pace».



Giuseppe R. noto come Il Cacciatore

A quell’idiota è bastato l’accenno di uno stormir di fronde per sparare. Guardate la foto su questa mia tomba… vi pare che io abbia le parvenze di un cerbiatto?



Pasquale C.

Sta scritto sul mio cippo: a imperitura memoria. E ci credo, mai concetto fu così azzeccato. Che primi a ricordarmi sono i Carabinieri.

Nessuno nella mia vita si è salvato, tutti ho imbrogliato. A cominciare da mia madre. Già da piccolo. Lei nascondeva i dolcetti, io li trovavo e li rubavo.

Sono cresciuto e le rubavo spiccioli e banconote. Sono cresciuto ancora e ho alzato il livello delle bugie e dei raggiri.

Ho fregato aziende, piccole e grandi, locali e multinazionali, lo Stato e il Fisco, avvocati e magistrati, soci fidati e politici scafati. E cuori di donne, di ogni genere. Vedove, vergini, maritate, separate, puttane di strada e d’alto bordo.

All’apice degli onori (m’avevano fatto anche Cavaliere) m’è arrivata tra le mani una carta. L’aria innocua all’apparenza, in realtà una sentenza: referti clinici, l’annuncio di due mesi di vita ancora. Falsificare la carta, il mio primo impulso.

Solo che stavolta era Lei, la Signora Nera.



Gabriele G.

Hanno scritto fatalità. Chiamiamola, piuttosto, solenne beffa del destino! Stavo al ristorante, festeggiavo un collega reduce dall’Africa e nella foga un boccone mi è andato di traverso.

Otorinolaringoiatra, specialista della gola, e col ristorante proprio lì vicino all’ospedale, potevo morire in modo più banale? Soffocato da un’ala di pollo fritta male?



Leonardo S.

Ero uno scrittore famoso, letto e prediletto. Invitato, intervistato e invidiato, beniamino di donne e platee, la mano consumata a fare autografi.

Ma nel mio epitaffio non c’è scritto che è bastato il tempo di un funerale.

Per essere ricordato solo dal mio vecchio cane.



Alfonso Z.

Non sono mai stato così bene! Non date retta a quello stupido epitaffio e a tutte quelle parolone che grondano lacrime e ipocriti rimpianti.

La terra sarà umida e fredda, d’inverno anche di ghiaccio, ma io che ho sempre sofferto di dolori, me ne sono finalmente liberato.



Simeone V.

Se per i francesi l’orgasmo è la Petite mort, la mia – devo dire – è stata une grande mort. Grazie, Jasmine Bocca di Rosa.



Giovanni P. detto Nino

Guidavo e avevamo bevuto, e correvo ed era notte e in più pioveva e non ci si vedeva, ma eravamo allegri e ridevamo tutti come matti.

Sapete quel modo di dire Morire dal ridere?

Un pezzo di carrozzeria è ancora lì… tra i cespugli ai bordi della curva.



Dunja K.

Mi disperavo nel mio letto mentre, fuori, sole e cielo risplendevano e il mare era una festa di barche e vacanze spensierate. Sapevo di morire e non volevo, ma è arrivato il momento e la mia campana ha suonato. I rintocchi lenti e grevi nel silenzio dell’immobile calura.

Le piaceva fare l’amore e non ci voleva rinunciare, le mie migliori amiche vanno in giro a malignare. Certo, ero giovane e corteggiata, e amavo chi mi amava. Ma loro, le pettegole, sanno e tacciono il vero motivo della mia disperazione: chi cura adesso il mio piccolo bambino?



Margaretha M.

Ero bella. Di una bellezza che avessi voluto anche ignorare, erano gli altri ad esaltare. Ero la Miss di ogni concorso. Ma più un patrimonio è grande e più difficile è da amministrare. E così doveva andare, perchè passata la bellezza è passato anche il resto e mi sono ritrovata vecchia, povera e dimenticata.

La morte mi ha colto tra i cartoni, in un sottopasso della metropolitana.



Aldo Q.

Contavo i giorni per la pensione, avevo fatto già le pratiche. Ormai c'ero e mi spostano i termini. Torno ad aspettare e a contare, il sospirato giorno arriva, faccio appena in tempo a ritirare il primo assegno e crepo. Secco, un colpo.



Giovanna, vedova di Aldo Q.

Con tutti i contributi versati dal mio povero Aldo! Il mio scopo di vita era arrivare a cent'anni, godere la pensione da lui persa. Mica per altro, per fargliela pagare allo Stato. Se non che, maledizione!, non vado a finire accartocciata sotto un tram?

FINE



Vieni a trovarmi: guidosperandio - a presto!



...1936 Odiug!


Le immagini mi risultano di pubblico dominio così non fosse, sarà mia cura provvedere su istanza degli eventuali aventi diritto.








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